"A tutti i frammenti, agli atomi di Maria sparsi nel mondo che hanno nome donna, rivolgiamo noi oggi la salutazione angelica: Ave, o Donna! Che tu sia piena di grazia, che teco sia l’assistenza dello Spirito Santo, che sia benedetto e benefico agli umani il frutto del tuo seno! Che tu possa pacificare la terra, conciliare i fratelli nemici, cancellare Caino, far risorgere Abele, ricondurre tutta la terra al Padre celeste nell’amore del Figlio, nella Grazia dello Spirito Santo".
(P. David Maria Turoldo)

martedì 1 aprile 2014

April

And for me it was April.... it's April.... "April is the cruellest month, breeding Lilacs out of the dead land, mixing Memory and desire, stirring Dull roots with spring rain".

sabato 8 marzo 2014

Siamo...

Siamo i libri che abbiamo letto, le storie che abbiamo ascoltato....


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Risposte

  • Ma vi sono risposte che non avrei la forza di ascoltare e perciò evito di porre 

La donna...

Per la donna....
Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l'ignoranza in cui l'avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.

E non bastasse questo, inchinatevi ogni volta che vi guarda l'anima,
perché Lei la sa vedere,
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori, ogni volta che vi accarezza una mano,
ogni volta che vi asciuga le lacrime come foste i suoi figli,
e quando vi aspetta, anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori,
quando entra nella stanza e suona l'amore
e quando vi nasconde il dolore e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano per aiutarla
quando Lei crolla sotto il peso del mondo

Non ha bisogno della vostra compassione.

Ha bisogno che voi vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate che il cuore calmi il battito, che la paura scompaia,
che tutto il mondo riprenda a girare tranquillo.
E sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi su
in modo da avvicinarvi al cielo,
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove,
Signori,
non la strapperete mai.

giovedì 6 marzo 2014

le donne forti

Le donne forti le riconosci, non passano inosservate.
Quando camminano senti la loro presenza,
quando arrivano senti che qualcosa cambia.

Non sono donne facili, perché non si accontentano, perché vogliono e cercano qualcosa di più. 
Non hanno paura delle sfide per trovare ciò che hanno nel cuore, non hanno paura nemmeno di soffrire per inseguire i loro ideali.

Non vogliono piacere a tutti le donne forti, vogliono piacere soprattutto a se stesse. 
Quando le donne forti ti guardano non vedi solo i loro occhi. C’è qualcosa di più. È la loro anima che scorgi, ha il colore del sole e la luce della luna.

Quando le donne forti si muovono non c’è solo il loro corpo ma ci sono anche i loro sogni, le loro speranze, la fiducia che hanno in se stesse e negli altri.
Le donne forti non sono come tutti gli altri, ascoltano anche il loro lato più istintivo, ridono e piangono senza vergognarsi e se ne hanno voglia si siedono per terra o camminano scalze come se fosse la cosa più normale del mondo.
Le donne forti non sono donne che non sbagliano mai, ma sono donne che affrontano i loro sbagli con la forza dell’anima. I fallimenti e le sconfitte diventano terreno fertile per imparare, per migliorare. Diventano il luogo dove l’anima trova gli spazi per crescere.

Le donne forti sono in grado di vestirsi di niente ma di sembrare tutto. È la loro anima che le veste, è la forza di se stesse che le circonda. Ed è proprio questa loro presenza, a volte difficile, che merita di averle conosciute.
Simona Oberhammer – La Via Femminile

la missione della fede...

Al bambino è sufficiente un manico di scopa per creare un cavallo, un po' di sabbia per concepire un castello, un foglio bianco per evocare il cielo e la terra. Diventato adulto, non sarà più soddisfatto di nulla, anche se possederà palazzi, girerà il mondo, avrà tutto ciò che desidera. È, questa, una variante di quella legge che Gesù ha formulato così: «Quale vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero e perderà la propria anima?» (Matteo 16, 26). 
Senz'anima, il tutto diventa nulla, il possesso è vuoto, l'esistenza è vana, il mondo è una realtà insignificante. È anche per questo che Gesù ci ripete: «Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Matteo 18, 3).
Bisogna, dunque, ritrovare il gusto dello stupore, la capacità di scoprire in un granello di sabbia un microcosmo, nel fiore la bellezza, nella vita un senso, nelle cose una stimmata dell'infinito, nelle ore un seme di eternità. 
È questa la funzione della poesia, dell'arte, della musica. 
Ma è questa soprattutto la missione della fede che in ogni istante ti fa intuire la presenza di Dio che ti interpella e ti chiama a un compito glorioso.

giovedì 20 febbraio 2014

INCI

  1. PARABENI: I parabeni, sono una classe di composti organici aromatici, utilizzati come conservanti nell'industria cosmetica, farmaceutica, e alimentare per le loro proprietà battericide e fungicide. I parabeni penetrano nella pelle e nei tessuti corporei senza il passaggio attraverso il processo digestivo, per cui queste sostanze permangono intatte all'interno del tessuto. I sei principali parabeni che si possono trovare nelle formulazioni in commercio sono: methylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben, e benzylparaben, isobutylparaben, isopropylparaben e benzylparaben.
  2. SILICONI:  Sono composti che non si trovano in natura, a base di silicio. Molte aziende cosmetiche, invogliate dallenumerose proprietà idrorepellenti, antistatiche e duttili dei siliconi nonché dalle loro capacità di resistenza alle alte temperature e al tempo impiegano fortemente nei loro prodotti tali elementi.Generalmente, il loro nome termina con –thicone, -one, -ane. Quelli che si possono trovare più frequentemente sono ildimethiconel'amodimethicone, ilcyclomethicone, il Cyclopentasiloxane(soprattutto nel make up) e tutti quelli terminanti con –siloxane o –silanol.
  3. PETROLATI: Il petrolato, o vaselina o gel di petrolio, è una gelatina ottenuta dal petrolio per raffinazione. Si ottiene dai residui della distillazione del petrolio rimasti dopo la totale evaporazione dell'olio. I cosmetici con petrolati creano una barriera tra l'ambiente esterno e la pelle.Sono agenti filmanti che danno una sensazione di levigatezza alla pelle. Inoltre, sono utilizzati per il loro effetto emolliente. I petrolati si riconoscono nell'INCI con questi nomi: Mineral Oil, Paraffinum Liquidum, Petrolatum, Propylene glycol, Isopropyl, Vaselina, Cera microcristallina.
  4. SLES SLS: sono i tensioattivi che fanno la schiuma e ci danno la sensazione di deterso ma sono molto inquinanti come ilSodium Laureth Sulfate.
  5. PEG: sono composti sintetici,  di derivazione petrolifera (quindi molto inquinanti), vengono inseriti nei cosmetici emulsionanti per mescolare l'acqua con le sostanze grasse/oleose che in natura non legano.
    Si riconoscono nell'INCI con il nome èPEG.
C'è un sistema molto semplice per capire se uno dei nostri cosmetici è ecosostenibile: basta cercare l'INCI sul biodizionario.

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Spesso l'invidia....

Io la sento spesso l'invidia...la sento sulla pelle perchè mi rende amaro il tempo trascorso con con colui che desidera ciò che mi appartiene. E il più delle volte quello che mi appartiene non è una cosa, un oggetto, bensì uno stato, una possibilità, o una capacità. Un essere.
Essere me stessa, per lo più.
Questo l'oggetto dell'invidia, ed io lo sento. A volte non solo col cuore...
Poveretti voi....io dico!
Poveri voi, gente meschina e misera, se non miserabile, che accattonate sulla mia persona quel che non riuscite ad essere.
Poveri voi che giudicate una donna da quello che vedete, a cui la vita e Dio hanno concesso un'altra possibilità di felicità a fronte dei dolori misurati a palmo a palmo.
Poveri voi, xchè il dolore di una persona non è una condanna  e il dolore vostro o di chi amate non va espiato con l'infelicità di chi resta.
Il dolore vissuto fin nelle mie viscere si ritrova nella vita che va avanti, nelle nuove prospettive che la compongono.
Poveri voi...e povera la vs misera vita.
E l'invidia vi resta tutta azzeccata addosso, xchè siete capaci di guardare solo il fango che calpestate, giammai il cielo che è altro sopra tutti. E il sole che pure splende per tutti.
Siete dei morti che giudicano la vita altrui con lo stesso metro con cui miseramente conducete le vs giornate.
Ah.

lunedì 17 febbraio 2014

40

Quarant'anni è un'età terribile. Perché è l'età in cui diventiamo quello che siamo.

giovedì 13 febbraio 2014

A tutti gli esuli...

«Così dice il Signore degli eserciti, Dio d'Israele, a tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia: 
5 Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti; 
6 prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie, scegliete mogli per i figli e maritate le figlie, e costoro abbiano figlie e figli. Lì moltiplicatevi e non diminuite. 
7 Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare, e pregate per esso il Signore, perché dal benessere suo dipende il vostro. 
8Così dice il Signore degli eserciti, Dio d'Israele: Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni che essi sognano, 
9perché falsamente profetizzano nel mio nome: io non li ho inviati. Oracolo del Signore. 
10Pertanto così dice il Signore: Quando saranno compiuti a Babilonia settant'anni, vi visiterò e realizzerò la mia buona promessa di ricondurvi in questo luogo. 11Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo - oracolo del Signore -, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. 12Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò. 13Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; 14mi lascerò trovare da voi. Oracolo del Signore. Cambierò in meglio la vostra sorte e vi radunerò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho disperso. Oracolo del Signore. Vi ricondurrò nel luogo da dove vi ho fatto deportare. 15Voi dite: «Il Signore ci ha suscitato profeti a Babilonia». 16Ebbene, così dice il Signore al re che siede sul trono di Davide e a tutto il popolo che abita in questa città, ai vostri fratelli che non sono partiti con voi nella deportazione: 17Così dice il Signore degli eserciti: Ecco, manderò contro di loro la spada, la fame e la peste e li renderò come i fichi guasti, che non si possono mangiare tanto sono cattivi. 18Li perseguiterò con la spada, la fame e la peste; li renderò un esempio terrificante per tutti i regni della terra, e maledizione, stupore, scherno e obbrobrio in tutte le nazioni nelle quali li ho dispersi, 19perché non hanno ascoltato le mie parole - oracolo del Signore - quando con assidua premura mandavo loro i miei servi, i profeti, ed essi non hanno ascoltato. Oracolo del Signore. 20Voi però, deportati tutti, che ho mandato da Gerusalemme a Babilonia, ascoltate la parola del Signore! (Geremia 29,4-20)

martedì 11 febbraio 2014

Perdere e perdersi

SEGUIRE CRISTO, PERDERE E PERDERSI… 

Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto (Gv 15, 2) 

Ogni tralcio. Tutti i tralci. Sia quelli che non portano frutto, sia quelli che lo portano…tutti… tutti i tralci vengono o tagliati o potati! Quando per la prima volta lessi queste parole mi turbai… Tagliare….potare….togliere…. mi sa di azione cruenta…violenta….fatta su tutto, e a prescindere dal raccolto, a prescindere dall’esito della pianta. 
Perche? 
Del resto è la stessa pianta che cresce così; non è una sua personale iniziativa quella di dare o non dare frutto…è nella natura….è nell’ordinario delle cose. Dunque, perche tagliarla, e perché, soprattutto, potare proprio il ramo che porta frutto? Questa frase fa tremare i polsi…almeno a me! Mi pare che non ci sia scampo all’azione del vignaiolo, un po’ come il fico sterile… Oggi ne capisco un pochino la portata… 
Lo pota perché porti più frutto” e questi frutti, io credo, non apparterranno a questo mondo…non saranno per me, e non saranno di questo tempo… Mi pare di vivere anni in cui ogni mia cosa che ha l'apparenza di un frutto, ogni mia cosa che reputo sia nella scia di una vita in Cristo - seppure con le mie rovinose cadute – insomma, ogni mia iniziativa di “crescita” venga potata…tagliata…tolta dal vignaiolo. 

Sono una perdente…nel senso che ogni mia cosa è destinata a “perdere”, e ogni mia cosa che pure mi pare sia frutto, devo lasciarla andare, dev’essere potata. Se mi guardo indietro ho netta questa sensazione, e forse più di una sensazione….sono chiamata a perdere il mio pensiero, a perdere le mie progettualità, a perdere le mie sicurezze, le mie certezze…un figlio, la famiglia, una vita nuova, dei pensieri di crescita, delle istanze di vocazione, l’unità nella famiglia, la salute, il lavoro, le amicizie, una fraternità che credevo indistruttibile, un sogno di chiesa che mi pareva solidissimo…tutto sto imparando a perdere, a lasciare andare…come cosa non mia, come proiezione in cui ho riposto parte, o forse, tutta me stessa.
 Lasciarsi potare…farsi staccare rami che paiono come slanci verso l’Alto, che pure sembrano cose buone, e che invece scopro essere solo rami da fuoco, buoni per far ardere un fuoco non mio. Lasciarsi togliere i frutti…che sono pur sempre frutti, magari non i migliori, ma comunque frutti. Ecco… Ieri un altro taglio, un'altra potatura….quella che sentivo un’istanza di Dio e che da Dio credevo venisse, e da decenni ormai, fin dal lontano nostro “TARATARA”, è stata potata… Quale vocazione oggi, allora? Quale slancio verso l’Alto? Quali sogni sognare, se vengo riportata a terra ogni volta? Dove guardare, se tutto mi vien potato e tagliato? Sto scoraggiata….sconfortata, perché sento nel profondo la verità di una Croce da portare. Una Croce da trascinare prima ancora che venga piantata sul Golgota. Tutta la fatica del trascinarsela dietro…prima che sia luce per illuminare le genti, e prima ancora che sia quel legame con l’Infinito. La fatica di portare, per ora, solo un legno….che pure diverrà Croce di Cristo. Lasciarsi potare, qui sta la Croce. La lezione che me ne viene è che devo imparare a perdere e a perdermi. Perdermi nell’ordinario di una vita, dove tutto ciò che sono e che sento, deve consumarsi nella “banalità” di una vita vissuta normalmente… senza eccezionalità, senza straordinarietà… Questo significa….? La risposta credo sia in quel pizzico di sale e in quella luce, nel lievito della pasta … perdere e perdersi. Lasciar cadere i propri rami, e deporre ai piedi di una Croce, che davvero si fa fatica a portare, tutto ciò che sembra invece essere alto, pregevole, buono, bello, forte, fruttuoso e di senso. Io non sono nulla, se non un tronco. Io devo solo imparare a perdere e a perdermi. A bruciare senza velleità che sia mia la luce, che mi possa in qualche modo appartenere. La luce deriva solo dal mio consumarmi. Non altro. La luce viene dal mio saper perdere, saper deporre cose non mie, cose cioè che non mi appartengono: frutti non miei, istanze e sogni non miei. Da questo viene la luce. Dunque, solo così mi spiego l’ennesimo taglio operato ieri sera, quando con i fratelli del C. abbiamo deciso che le nostre strade, seppure nell’unità e nella condivisione estrema, nell’amore reciproco, nella unione di intenti e nel legame fraterno e vero tra noi, insomma, le nostre strade non sono le medesime strade. Dal M. al C.…questa la crudezza delle parole che mi sono rimaste dall’incontro di ieri sera. Lasciarli liberi di procedere, mentre io lascio cadere l’ennesimo mio frutto che mi pareva buono. Perdersi ancora, e perdere questo frutto. Lasciarlo cadere, lasciarlo andare …perché io porti più frutto. Vivo nell’attesa di un compimento, di una alleanza di cui non vedo ancora l’esito. Un po’ come Sara…avanti con gli anni….forse sterile…sorrido alle parole di S. che mi rimanda a credere in un ulteriore…sorrido, amaramente, ma sorrido. Quando lascio cadere i miei frutti, poi, io non li dimentico. Qui sta il mio dolore. E il mio sorriso. Mi restano appiccicati addosso…per un po’, e vivo nel ricordo e nella memoria di quello che sarebbe potuto essere, e non è. Non è più. Offro a Dio questo sapore insipido…sperando invece che questa mia deposizione dia sapore ad altro, o ad altri. Scopro allora che la logica della sequela è sempre quella della Croce…perdere la propria vita nel dono di sé, il che equivale a quel silenzio e a quel marcire del seme nel solco della terra per poter crescere e portare frutto, o a quella capacità tutta del fermento che si perde nella pasta per farla lievitare, o del sale che si disperde nel cibo per dare sapore, o ancora della luce che illumina il buio, bruciando e consumando lo stoppino. E’ sempre un perdersi, un bruciare, un consumarsi “per”…è sempre una croce per una rinascita! Sembra semplice…alla fine la nostra personale storia di salvezza, quella di ciascuno di noi, ha un non so che di ordinario…! Forse è qui la mia vocazione. Una vita ordinaria vissuta nel sogno di straordinarietà.

sabato 8 febbraio 2014

....e comm'è bell!

Ieri, come si dice, ho 'vuotato il sacco', e mai espressione fu più bella e appropriata di questa. 
Ieri: Tu provocavi un dispiacere a me, io me lo tenevo...e questo restava dentro succhiando energie, e lasciando strascichi. Lasciando comunque una sofferenza latente, per giorni, mesi, anni....


Oggi: Tu provochi un dispiacere a me, sei leggero, distratto, e mi fai del male. Te lo dico, ti consegno il mio dolore, che -  ahimè - diventa tuo. Io mi sento libera...
e svuotata dal rancore...dalla ferita, e dalla fatica di farla rimarginare nel silenzio. Sono libera!
E penso alla frase di Filumena Marturano... 
"Sto chiagnenn', Dummìe comm'è bello chiagnere"!
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sabato 1 febbraio 2014

Qualcuno ascolta!

Quando una persona capisce di essere sentita profondamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Io credo che, in un senso molto reale, pianga di gioia. È come se stesse dicendo: «Grazie a Dio, qualcuno mi ascolta. Qualcuno sa cosa vuol dire essere me». È successo il giorno del mio primo esame alla PFTIM...uno mi ascolta, ed io piango! 

Che pena...quasi quasi volevo sprofondare, ma non riuscivo a smettere....
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mercoledì 29 gennaio 2014

E impari...crescendo. E crescendo ...impari!

E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose.
Non è quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi... 

La felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,... 

non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari..., 

la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova. 
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose.... 
...e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve. 

E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri. 

E impari che l'amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami. 

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici. E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi. E impari che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità. 

E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami... 

E impari che c'è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia. 
E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston. 
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità. 

martedì 14 gennaio 2014

Cose che si imparano alla mia età!

Farmi piccola piccola per non disturbare.
Mettermi in un angolo senza dare troppo fastidio.
Affievolire il tono di voce, anche se non ancora mi riesce bene.
Limitare l'attività mentale a sogni e pensieri intimi, così da non turbare più nessuno.
Rifugiarmi nella preghiera, in un mio chiostro interiore fatto di sorrisi e volti. Amici.
Non fare la 'carnefice' né dare spazio a situazioni in cui le mie scelte
possono turbare qualcuno. Mai. Non mi appartiene. Ma proprio no.
Kinderstube non è scioglilingua nè argomento di discussione... chè tanto si vede.
Quanto meno ti muovi e annaspi, tanto più si fa rumore...
Chiunque, ma proprio tutti, tutti tutti, possono voler giustificare le proprie scelte, strumentalizzando me, e la mia persona, il mio nome.
La mia vita.
Sottrarmi a manipolazioni e strumentalizzazioni, 
lasciando dietro di me bambini vestiti da adulti, o adulti che non hanno la maturità di un 12enne. E pure meno...
Il potere è sempre sempre un processo a salire, una scalinata, e ci son uomini - e pure donne - che se lo lavorano, e lo pensano, 
senza guadagnarlo... 
Salgono.... e salgono ancora.... sempre più su ... 
evidentemente - mi dico - ci sono gradini.... A me piace stare al primo.
Con orgoglio e dignità.
Colui che striscia non inciampa mai. 
Ci sono sorrisi finti e sorrisi veri.
Ci sono abbracci di gomma. E abbracci di carne.
Io ho imparato a farne di carta...
Stare dentro a situazioni paradossali vissute a 35º, ottuse e senza uscita.
Vivere in un mondo di figuranti, dove pensavo che i figuranti fossero fuori. E invece stanno quasi sempre dentro.
 Ben messi.

lunedì 13 gennaio 2014

Di parole lanciate. E di cerchi nell'acqua.

Di parole lanciate. E di cerchi nell'acqua....eh già, a volte le parole buttate fuori come fossero vomito, lasciano in chi ascolta un terribile ritorno. Ondate di pensieri concentrici che non si acquietano, neppure dopo aver soppesato l'altro. Resta uno scombussolamento generale che mi ci vogliono mesi a rimettere in ordine. La prox volta lo dico...giuro che lo dico.
 Se dovete vomitare....please.....fatelo altrove. Non sulla mia persona.
E che c@xx!

La tragedia di una idea che non cambia!

Oh come sono dispiaciuta dall'aver compreso ...dall'aver avuto questo disvelamento di chi credevo fosse "superiore"...è vero...chiunque arriva a deluderti prima o poi. Saranno forse le proiezioni che ci facciamo. Quello che mi dispiace è che uno che credevo fosse un "maestro" non riesca non tanto a cambiare idea... ma che le idee non lo cambino! TeRRibile!

Potati!

C'è un momento nella vita in cui ti vien tolto tutto tutto... Ti vien tolta la spontaneità affinchè il silenzio possa essere il genere di situazione che ti riveste di Dio...non è che lo capisca, ma pare che sia una condizione da dover vivere per poter essere tutta di Lui. E nei giorni ne scopro tutta la portata e la profondità. Poi c'è un momento nella vita in cui oltre alla spontaneità ti vien tolta la solidità dei rapporti, per cui ciò che reputavi fosse costruito sulla roccia, frana rovinosamente come la peggior casa di paglia, e costruita pure sulla sabbia. Ci son momenti nella vita in cui ti vine tolta la voglia di parlare, e questo credo sia il peggiore di tutti i mali. Perchè non ci si crede più o perchè ci si crede sempre meno... Ma forse le cose devono andare così. O dopo i 40 anni vanno così che a questa età nessuno ha voglia di ascoltare nessuno. Tutti maestri!

"Non cercare consigli presso coloro che ti ascolteranno"

Credo sempre più fortemente di vivere una vita come bene ricevuto ma sempre più fortyemente sento che deve divenire bene donato...non so come e non so a chi, dove ...e con chi. So questo e solo questo. Tuttavia queste parole, forti, centrali le sento un tantino enigmatiche e mi mettono dentro una certa inquietudine. Eppure, per capire che cosa devo fare, è necessario partire da ciò che già possiedo. Ecco...cosa possiedo?!??! Ho sempre più necessità di tenere unite e far camminare insieme esperienza umana e spirituale: ogni volta che le separo, mi perdo. Mi allontano da quella via dell’incarnazione scelta da Gesù per assumere fino in fondo la condizione umana. La mia! Per far questo ci vuole tempo e una continua lettura di quanto ho vissuto...e come fare a leggere i segni "nascosti" nel mio vissuto?!??! Dice San Tommaso di "non ricercare consigli in coloro che ti ascolteranno"...e fin qui mi pare di aver incontrato solo sacerdoti che non sanno, non vogliono o non possono ascoltare. E così mi trovo impossibilitata a riconoscere i segni della Sua chiamata, e riscrivere la mia personale storia di salvezza. Fare la gioiosa, e a volte dolorosa, fatica di rileggere la vita come personale storia di salvezza, e farla in solitudine, mi porta piano piano ad accogliere in senso globale ciò che sono. Così vado imparando ad apprezzare il bene presente in me, a godere di ciò che sono e di ciò che ho ricevuto come capacità, doni, abilità, attitudini...talenti insomma. Vado imparando a ringraziare per quanto ho ricevuto nelle mie relazioni, amicizie, persone significative, e ad accogliere quanto invece non ho ricevuto. Lì ritrovo con tenacia i segni della fedeltà di Dio. Ogni vocazione, mi pare, non sia un chiuso ripiegamento su di sé, ma una continua uscita da sé per trovare il modo personale di amare. Per questo, mi chiedo spesso come trasformare la mia vulnerabilità in possibilità d’incontro, accoglienza, comprensione dell’altro. La mia ferita è il luogo in cui Dio mi fa visita con la Sua grazia, e vuole che io visiti gli altri con la stessa medesima grazia che a mia volta ho ricevuto. In questo modo il mio punto fragile può realmente diventare il punto forza per orientare la vita. Ahè...difficilissimo!!!! D I F F I C I L I S S I M O!!! C’è un punto chiave che dispone a vivere il discernimento e la preghiera, e credo sia la via della mia interiorità. Solo se si è disposti a percorrere questa via della discesa si può riconoscere la varietà e la ricchezza del mondo emotivo, riconoscere i desideri più veri, cercare le motivazioni profonde, il perché delle scelte e confrontare i valori di riferimento con quelli del Vangelo. Per capire cosa Dio vuole, bisogna sempre fare un’operazione di scavo. Quanto Egli vuole dire non è mai apparentemente evidente. Nella preghiera, luogo privilegiato per comprendere la volontà di Dio, posso dare un nome a quanto desidero. Questo desiderio apre la porta dell’essere dono. Nella verità di quanto desidero, nell’orizzonte di ciò che sono ma anche nello spazio dei miei ideali, vado risalendo fino a comprendere che cosa desidera Dio in me. La proposta evangelica è proprio quella “buona notizia”, che incontrando i miei desideri li trasforma e mi annuncia il dono vocazionale che Dio mi affida. Lasciare che la proposta di Cristo mi plasmi al punto di far mie le sue scelte, significa che la via del “perdersi per ritrovarsi” (Mc 8,35) è la sola che esprime al meglio ciò che sono e mi realizza come persona. Non sono vuoto da riempire ma “una conca d’acqua che trabocca per troppo pieno” (beato G. Alberione). Capire meglio la mia vocazione significa vivere, giorno dopo giorno, nell’arte del discernimento ogni scelta di vita. Non è semplice, ma è interessante comprendere i motivi di quanto faccio. Nelle piccole o grandi situazioni che mi interpellano, nelle scelte che incomincio a fare per dare gusto alla vita… certamente motivata da tanti perché. Presto attenzione anche a questo: "per chi lo faccio". “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me… Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,1.6).

mercoledì 8 gennaio 2014

Io come te...

Quando arrivi a toccare la tua vita dentro di te, allora impari a leggere il dolore. Il tuo e quello degli altri....proprio come diceva Etty Hillesum

Scrivere, amare e capire

Qualcuno dal web mi chiede con sempre più insistenza di scrivere....boh...mi capita che vi siano giorni in cui la mia "vena" artisrtica è fervida e fiorente, altre volte in cui mi sento la famosa tabula rasa di aristotelica memoria. Resta che per scrivere bene bisogna amare, e per amare bisogna capire. E io non sempre capisco ciò che mi accade

martedì 7 gennaio 2014

Cosa rimane e cosa vola via...

Si perde solo ciò che non è mai stato. Ciò che è, rimane! O cmq sia, prima o poi, ritorna.

lunedì 6 gennaio 2014

If

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
o essendo odiato, non dare spazio all'odio,
senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo.
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
e trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
o a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
e piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi nel servire il tuo scopo
quando sono da tempo sfiniti,
e a tenere duro quando in te non c'è più nulla
se non la Volontà che dice loro:
"Tenete duro!"

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
o passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti.
Se per te ogni persona contera', ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
tua sarà la Terra
e tutto ciò che è in essa,
e — quel che più conta —
sarai un Uomo, figlio mio!

From onmayon's iPhone

Di abbracci e Abbracci

Ci sono abbracci e abbracci....di quelli da togliere il respiro, da far mancare il fiato, stretti che incatenano da togliere lo spazio, e frenare il tempo; abbracci di quelli che si diventa uno, da due che si era...E poi ci sono gli altri abbracci, quelli da cui ti stacchi, respiri e torni a casa. Da questi abbracci si ritorna a casa, ma ci si torna da soli. Dagli altri abbracci invece non si torna a casa... perché a casa ci sei già! 
 aziePortici!

Rimanere

La Chiesa si impara.... si impara a 'stare', si impara a 'fare', e si impara pure ad 'essere' Chiesa. Io ho imparato. Non perchè ci sia stato qualcuno di buona volontà che nel tempo me ne abbia insegnato a piccoli morsi la grandezza e la profondità. Io ho imparato la Chiesa xchè ci sono rimasta, anche contro voglia, contro senso, a retromarcia di pensieri, e di gesti. E restando in Lei..., ho imparato a restare in loro...la Chiesa dei fratelli. La Chiesa è come un libro...devi trattenerlo nel girare pagina, e devi restargli fedele fino alla fine, per comprenderne le pieghe più nascoste, per saperne il fine, la meta. Non vale la pena correre via prima del tempo, si perde il meglio...e il meglio della Chiesa deve ancora venire.

Homo homini lupus

A QUANTI CON AFFETTO E FRATERNA AMICIZIA HANNO CHIESTO DI ME E DEI RAGAZZI!




G. ieri era al centro del V. alle 18.00, in quello che è stato "il mio salotto di casa" nel corso della mia adolescenza: il Sannazaro, piazza F., Piazza V.li fino al crocevia tra Via Luca G. e Via S..

Era con qualche compagno di classe, e qualche compagna a mangiare un gelato. E credimi se ti dico che mentre scrivo piango....le prime uscite con la classe, che io ancora ricordo con tremore, e non solo perchè tra quelli c'era il mio futuro marito...
Avevano finito il gelato, quando un gruppetto di ragazzi inizia a prendere a calci la borsa di M., il suo compagno di banco.
M. non reagisce. Prende la borsa e si avvia verso gli altri, che nel frattempo si stavano allontanando.
La mancata reazione di M., evidentemente, fa imbufalire il branco, che pertanto inizia a spintonarLO facendolo cadere a terra.
G. si gira, vede la scena e interviene, tirando dalle spalle uno dei balordi che avevano aggredito il suo compagno di banco.
Nel frattempo giungono altri, qualcuno "si occupa" di G., prendendolo a schiaffi e buttandolo a terra, altri iniziano a tirare calci a M., a terra sanuinante, e gli fratturano il setto nasale.
Giuseppe tenta di parlare, di fermarli, com'è sua natura, urlando "perchè????"..., e uno tra le bestie impazzite gli risponde in napoletano "Pecchè avita sta' sulu vuie cu chest bbelle guagliune?! Chi site! A chi appartenite?"
Traduco questo idioma da derecerebrati: il problema era che loro due stavano con delle belle ragazzine, e il branco ha sentito la "necessità" di farsi guardare, di farsi notare dalle signorine, le "belle guagliune".
Mi auguro sinceramente - a questo punto - che le signorine con cui solitamente se la fanno questo genere di bestie, siano prese e colpite da altro: non dalla violenza, non dal vuoto di pensiero e di sentimento. Ma a questo punto, ahimè, non ne sono certa.
La verità è che le compagne di classe di Giuseppe hanno trascoro la nottata tra le lacrime. E la paura.
Altro genere di signorine - forse - rispetto a quelle facenti parte del branco.
Silenzio.
G. resta impietrito dalla vacua spiegazione, dalla inconcludenza della motivazione di questi ragazzi, che definire appartenenti al genere umano ho difficoltà a crederlo.
Ieri nel corso della lezione di filosofia il prof. ci diceva che "l'uomo è un animale razionale" perchè "animato" e perchè dotato di "ratio".
Qui, siamo al nulla completo. Al vuoto spinto. All'assenza di anima e di ragione.
Una persona - ohibò - vede la scena, e chiede a G. se deve chiamare i carabinieri. Immagina G., che al solo termine "carabinieri" si spaventa.
Decide di "fuggire", perchè ha paura. Decide di tornare a "casa", col suo amico. E chissà se ha fatto bene...
Aiuta M. a rialzarsi, sanguinante, e nella indifferenza generale del mondo circostante se ne tornano in Metro.
A casa.
Solo un uomo in metropolitana, guardando M. che continuava a sanguinare, gli si avvicina dicendo di essere un medico, e gli suggerisce di andare al C.lli perchè ha una frattura al naso.
Ecco.
Vanno al C.li. Sempre soli.
Lì, al posto di polizia, un agente chiama i familiari di M..
E così G., dopo aver atteso la famiglia del suo compagno di banco, del suo AMICO, torna a casa.
Impaurito.
E non tanto - credo - per l'aggressione, per la violenza, per la mancanza di "adulti" che intervenissero, ma per l'assenza di giustificazione, di una seppur minima motivazione, una spiegazione cui un giovane ha diritto. Anche un meno giovane.
E io, al suo ritorno a casa, non ho saputo che fare e che dire.
Io, la madre. Che in questa relazione con mio figlio dovrei essere la "responsabile": sempre, dovunque, comunque e per sempre.
Quella che sa e che dice.
Sono rimasta muta pure io.
Ti scrivo perchè stamane ho guardato G., e gli ho visto negli occhi la paura...la paura di non sapere qual è il confine del lecito, del giusto, del bene e del male, di quello che vale, di ciò che conta e di ciò che deve restare muto.
Non sapere di chi può fidarsi, perchè, fino a quando.
La paura di non sapere cosa significa stare "al sicuro", e non può essere che a 14 anni - mi dico - la sua sicurezza sia la "casa", e solo la "casa"....
O meglio: io credo sia importante che a 14 anni lui possa e debba uscire fuori dalla sua casa e scoprire il mondo, con quella sana consapevolezza che il mondo gli possa appartenere, anche se vasto, e che possa sentirsene cittadino.
Ma da ieri mi pare che si sia "rintanato", dentro intendo.
Ed io stessa non ho saputo che accogliere questo suo senso di smarrimento.
E non ho saputo dargli risposte.
L'ho baciato, come una mamma bacia suo figlio quando cade e si fa male, ma anche questo credo non sia bene, o non sia sempre bene, come spesso ci dicono...
Sono tramortita...anzi no, non lo sono.
Ho paura, paura pure io.
Aiutatemi a raccontare a G. ciò che conta e ciò che vale.
Io mi sento inerme.



Mi sento assetata di giustizia, di una vita che nn sia sopravvivere, che nn sia doversi difendere da adolescenti balordi, cresciuti in modo balordo, e destinati ad una vita balorda. Stasera mio figlio era con gli amici di classe, h18.00 al centro a mangiare un gelato. Un gruppo di bestie, senza motivo, ha pestato a sangue il suo compagno di banco, rompendogli il setto nasale. Ora è al cardarelli. G., notoriamente un pacifista, che ama la relazione, la lealtà, la gentilezza, il dialogo e lo sguardo negli occhi a qualsiasi altra forma di comunicazione, nelle lacrime ha provato a difenderlo, nella indifferenza totale. Questo, x me, è un mondo di MERDA

Cosa le donne non dicono...

"Le donne non dimenticano. Archiviano."

Continuare a sognare

Io sono sempre qui, e continuo a sognare. E se ho una dote, è la pazienza. E se ho una dote, è la tenacia. E se ho una dote, è saper combattere per quello in cui credo. E se ho una dote, è saper inseguire i miei sogni. Sempre (papa francesco)

I Sogni!



To see things thousands of miles away, things hidden behind walls and within rooms, things dangerous to come to…to draw closer…to see and be amazed. That’s Life


"Vedere le cose a migliaia di chilometri di distanza… cose nascoste dietro ai muri... pericolose da raggiungere… per poi restare stupiti”.

Tag per "Due Storie"

Più vivo, più gli esseri umani mi sembrano affascinanti e per me pieni di interesse...

Stolti o intelligenti, meschini o quasi santi, diversamente infelici - tutti sono cari al mio cuore;

mi sembra di non capirli adeguatamente e la mia anima è piena di inesauribile interesse per loro.

Molti li conobbi e sono morti; temo che a eccezione di me nessuno vi sia che narrerà la loro storia

come a me piacerebbe fare e non oso;

sarà come se quegli uomini non fossero mai esistiti sulla terra...

Le persone che amo di più sono quelle non del tutto realizzate; quelle non molto sagge,

un po' pazze, 'possedute'. Le persone che hanno una mente sensata destano in me poco interesse.

L'uomo realizzato, quello perfetto come un ombrello, non mi attira. Sono chiamato e destinato, capisci?

a descrivere - e cosa mai potrei dire di un ombrello se non che vale niente, in un giorno di sole?

Un uomo un po' bizzarro, non solo mi è più gradito; egli è assolutamente più plausibile,

più in armonia con il tono generale della vita, un fenomeno ancora insondato, e fantastico,

che lo rende al tempo stesso così oscuramente attraente."


Maksim Gorkij





Paola: Grazie. Perchè ho spesso così netta la sensazione di essere un ombrello. Di quelli senza manico. Scomodi. E poco pratici. Senza storia, o con una sola storia.

Natale 2013 e i messaggi su facebook



Apro fb e non c'è altro se non pagine lastricate di buone intenzioni x questo nuovo anno...."speriamo che" è la parola d'ordine delle ultime ore del 31/12!

E con questi "speriamo che" spesso si delega altrove la realizzazione, o -peggio- si delega ad altri il compimento di ciò che ci preme.

E di questo passo si trasferisce tutto... pensiero, futuro e speranze. Si trasferisce ad altri un impegno a fare, a costruire, a pensare. Ad altri, che sinceramente ne hanno fatto scempio. O non ne hanno fatto proprio nulla, nel migliore dei casi.
Per capire quello che dico basta girare lo sguardo intorno a noi....cosa abbiamo e cosa ci resta.
Reputo dunque molto meglio viversi questo scorcio di anno guardandosi dentro, e chiedendosi invece quanto abbiamo messo di nostro, quanto abbiamo lottato per ottenere quello che vogliamo.
Quanto abbiamo fatto per difendere quello in cui crediamo, se l'abbiamo fatto noi, spendendo il ns tempo per qualcosa o Qualcuno che vale, o se abbiamo seguito il coro di lamentele aspettando e "sperando" che lo facesse qualcun altro per noi, per poi gioire dei risultati ottenuti da altri...
É una fatica, ma se non noi...chi altri?
Siamo noi e non altri i primi a dover cambiare, a doverci muovere, a dover sentire il fuoco affinchè altri facciano come noi, o capiscano quello per cui speriamo e agiamo. Allora forse le cose cambieranno davvero. Facciamo dunque che il 2014 parta da qui, da un ns sguardo sincero dentro di noi per comprendere se e quanto abbiamo costruito, e quanto - a noi e non ad altri - resta ancora da fare.

Fraternità e paternità

«La globalizzazione ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. Anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità, poiché una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Una vera fraternità tra gli uomini suppone ed esige una paternità trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternità, si consolida la fraternità tra gli uomini, ovvero quel farsi “prossimo” che si prende cura dell’altro». (Messaggio della Giornata della Pace di Papa Francesco, 2013)

La povertà mia

Perchè il Signore prende e dà?

Che cosa significa 'avere' da Dio?

Significa vivere in una condizione di povertà perenne...essere pronti a restituire?!?

Non avere nessuna proprietà, non poter dire mai 'questo è mio'?

Vuol dire forse sapersi poveri anche di tutto ció che non è superfluo... cose, situazioni, affetti, decisioni. Tutto

Di fiumi e argini

Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo costringono. (Bertold Brecht)

mercoledì 18 dicembre 2013

Vivere di fantasmi

Si può vivere con un fantasma tutta una vita. Si è capito ieri sera, a chiare lettere. Si vive di fantasmi e si rimane delusi giorno dopo giorno....perchè la realtà non corrisponde ad una foto scattata ai tempi del liceo. La cosa mi pare tra le più tristi che abbia mai provato...certo! Se mi conforta l'idea di un passato in cui "sono stata" qualcuno e qualcosa, mi deprime e mi atterrisce l'idea che oggi "non sono"...vivo una olografia di me stessa, vivo ospite di una realtà, che pure mi piacerebbe invece poter vivere appieno. Che dire.... Poi c'è la questione che "i picci pagano", ed io non sono picciosa, evidentemente....non faccio i picci se mi accascio sotto ad una attività lavorativa 6D/7, 12h/24... Dovrei fare la "tiranna" e invece vivo da Penelope. Tesso una tela per chi non vuole neanche guardarla. Tesso per chi non vuole tornare; tesso per chi vive con una donna fantasma, di 20 anni di meno...tesso per chi è appagato dal passato, e non guarda l'oggi di rughe, stanchezze, bollette, panni da stirare e da lavare. tesso per chi non vuol guardare stenditoi sovraccarichi e stampelle vuote. tesso per chi non vuole occuparsi di figli, e scuola, e recite e zaini e quaderni. Tesso per chi?

domenica 15 dicembre 2013

Il silenzio è...

Il silenzio è mitezza
Quando non rispondi alle offese, quando non reclami i tuoi diritti, quando lasci a Dio la difesa del tuo onore,

Il silenzio è misericordia
Quando non riveli le colpe dei fratelli,quando perdoni, quando non condanni, ma intercedi nell'intimo,

Il silenzio è pazienza
Quando soffri senza lamentarti, quando non cerchi consolazione, quando attendi che il seme germogli lentamente,

Il silenzio è umiltà
Quando taci per lasciare emergere i fratelli, quando celi nel riserbo i doni di Dio, quando lasci che il tuo agire sia interpretato male, quando lasci agli altri la gloria dell'impresa,

Il silenzio è fede
Quando taci, perchè è LUI che agisce, quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla Sua presenza,
quando non cerchi comprensione, perchè ti basta essere conosciuto da Lui.

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L'amore x l'infinitamente piccolo

Amo i particolari, i dettagli....questo è il mio Natale 2013!

Etty Hillesum



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Restituiscimi tutto!

Restituiscimi, o Dio ciò che mi avevi dato. Dove sono le tue promesse, dove i tuoi doni che in gioventù ebbi modo di assaporare da lontano.
Restituiscimi, ti prego, ciò che avevo...e ciò che speravo di poter avere. 
Che tutto sia sfumato xchè strappatomi con violenza, e con dolore, in un silenzio assordante....non riesco a comprenderlo.
Non ho la schiena abbastanza forte da concedere con leggerenza agli arroganti e ai prepotenti di poterci salire sopra senza un lamento, senza un "ma, però". Non ho le spalle così forti da non piegarmi sotto a chi muta desiderio e affetto, a chi guarda ad un oltre che spera e vuole raggiungere a mio scapito. Mi sento come defraudata di ciò che in potenza avevo, o potevo avere. Non sono... non sono più ciò che ero ed avevo, e non so se sarò mai ciò che speravo. 
Intanto il tempo porta via la forza e la volontà che furono mie intrepide compagne, porta via la mia tensione in avanti, porta via il mio sguardo sempre oltre l'orizzonte che ricordo, ahimè, con nostalgia. Porta via me, via.
Restituiscimi ti prego ciò che ero ed avevo.


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domenica 8 dicembre 2013

Letterina di Natale 2013

Caro Babbo Natale,

mi chiamo G. e ti ho scritto anche a Natale di ieri e tu mi hai portato tutti i giocattoli perché ho fatto il buono. Tanto.

Quest'anno sono stato molto bravo perché ho mangiato tutto e anche le lenticchie.

Voglio i personaggi di PeppaPig, peró no Peppa e PedroPony perchè li ho già e non mi piace averne di più, però voglio i genitori così posso giocare.

Voglio un trenino che cammina da solo con le pile, e pure le pile, e poi una macchina da corsa veloce e pure la pista nera, come quella vera.

Poi anche la casa di Peppa, quella di Topolino e quella dei Puffi che ha un fungo così [che ti faccio il disegno così capisci]. E me la porti per piacere?

È bianca come le altre e sopra bianca e rossa con dei cerchietti. Io abito a Napoli e aspetto e spero che tu me li porti.

giovedì 14 novembre 2013

Le fate ignoranti

Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo ma che ci cambiano la vita. Non sono quelle delle fiabe, perché loro qualche bugia la dicono. Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte, ma non mentono sui sentimenti. Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto, che vivono i propri sentimenti e non hanno paura di manifestarli. Sono le persone che parlano senz...a peli sulla lingua, che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie. Spesso passano per “ignoranti”, perché sembrano cafone e invadenti per la loro mancanza di buone maniere, ma sono anche molto spesso delle “fate” perché capaci di compiere il “miracolo” di travolgerci, costringendoci a dare una svolta alla nostra vita. ("Le fate ignoranti", di F. Ozpetek)

Alle mamme

Alle mamme per scelta. E alle mamme per caso. A quelle sole e a quelle mancate. Alle mamme in attesa e a quelle innamorate, a quelle tristi e a quelle spaventate. Alle mamme coraggiose, alle giovani e a quelle un po più attempate. A tutte le mamme, mamme per sempre.

Incitarmi...o incitarsi

"Mamma, quando esco con te per comprare un giocattolino, mi 'incito' tutto quanto.... mmmmhhh..... Mamma, che significa incito?"

Pesciolino rosso.

Pesciolino rosso. - "Gabry, come vuoi chiamarlo? - "Francesco" .... - "Non è che vogliamo dargli un nome diverso, un po' più semplice, un po' più da "pesciolino rosso"?" - "Ok. Francesco Mattia"

Pinocchio °_°

Insegui ciò che ami, o finirai per amare ciò che trovi» disse Mastro Geppetto rivolgendosi a Pinocchio...

Alla TV

Film in bianco e nero. "Mamma, a me il mondo grigio non mi piace...lo preferisco a colori"

Una giornata importante

- Mamma, domani è una giornata molto importante per me. - Perchè? - Perchè a scuola devo dipingere. E devo di pingere una mongolfiera. Grandissima.

I bambini e le risposte

Forse, ogni tanto, bisognerebbe che qualcuno dei bambini che conosciamo, stufo di sentirsi chiedere in continuazione “Che cosa vuoi fare da grande?”, ci prendesse in disparte e, senza tanti giri di parole, ci chiedesse: “Ma tu, piuttosto, tu, si può sapere cosa hai fatto tu da grande? Che cosa ne è stato di quel senso di infinito che ti prendeva ogni anno, alla fine della scuola, davanti alla dis...tesa sterminata di un’intera estate? Che cosa ne hai fatto dei tuoi sogni, ma quelli veri, quelli che contano: gli specchi da attraversare, i mondi alla rovescia, i paesi delle meraviglie, i rifugi segreti, gli amici immaginari, i voli, tutte quelle cose che ti stanno dentro, e ti nutrono l’anima, e ti fanno sentire voluto bene da te… Che cosa ne hai fatto, tu, del tuo tempo?”

Le persone belle

Le persone più belle sono quelle in cui riconosco una parte di me,e in questa relazione mi conosco un pó in più. E quando il rapporto è davvero profondo, arrivo a riconoscermi nell'altro...tutto è una strana alchimia di sogni,desideri, ricordi e passioni profonde. E di dolori. Passiamo perció la vita a cercarci e a riconoscerci negli altri, a scoprirci nelle altre storie, come se la Storia fosse una....x tutti, o per molti...forse per pochi! Io e te, non siamo così diversi...e non siamo poi così soli! Mai!

Paure

- Mamma, lo sai che io ho tanta paura dei fantocci? - Dei fantasmi, vuoi dire... - No....dei fantocci. I fantasmi non esistono!

I regali

"Mamma, ho pensato che più compleanni faccio, più regali posso guadagnare"

Le ideologie...

Nelle ideologie non c’è Gesù, non c'è la sua tenerezza, il suo amore, la sua mitezza. Le ideologie sono rigide, sempre. Di ogni segno. E quando un cristiano diventa discepolo dell’ideologia, ha perso la fede: non è più discepolo di Gesù, è discepolo di questo atteggiamento di pensiero. La conoscenza di Gesù è trasformata in una conoscenza ideologica e anche moralistica, e la fede diventa ideologi...a e l’ideologia allontana la gente, e allontana la Chiesa dalla gente. Ma è una malattia grave, questa dei cristiani ideologici: i cristiani che perdono la fede e preferiscono le ideologie. Il loro atteggiamento è diventare rigidi, moralisti, eticisti, ma senza bontà. Ma perché un cristiano può diventare così? Cosa succede nel cuore di quel cristiano, di quel prete, di quel vescovo, di quel Papa, che diventa così? Semplicemente una cosa: quel cristiano non prega. E se non c’è la preghiera, tu chiudi la porta. La chiave che apre la porta alla fede è la preghiera. Quando un cristiano non prega, succede questo. E la sua testimonianza è una testimonianza superba. Chi non prega è un superbo, è un orgoglioso, è un sicuro di se stesso. Non è umile. Cerca la propria promozione. Invece quando un cristiano prega, non si allontana dalla fede, parla con Gesù. E dico pregare, non dico di "dire preghiere", perché una cosa è pregare e un’altra cosa è dire preghiere. Chiediamo al Signore la grazia, primo: non smettere di pregare, per non perdere la fede, rimanere umili. E così non diventeremo chiusi, cristiani che chiudono la strada al Signore». (Omelia del Papa del 17 ottobre 2013 alla Casa Santa Marta)

E poi

E poi. E poi arriva Lui. Una Voce inconfondibile. E fa nuove tutte le cose, tutte le mie cose. Fa nuovo il mio passato, svuotandolo del dolore più nero. Fa nuovo il mio futuro, arricchendolo di impensabili novità. E fa nuovo il mio presente, colorando di verde i miei grigi di sempre, e riempendo le giornate di altro, ed altri. E poi...e poi ti dico sì. Il mio sì, x domani. E poi per sempre

Seminare

Si semina Dio all’interno del mondo, sicuri che germoglierà da qualche parte...perché dove non c’è amore, mettete amore e raccoglierete amore!

Gli abbracci

Ci sono abbracci e abbracci....di quelli da togliere il respiro, da far mancare il fiato, stretti che incatenano da togliere lo spazio, e frenare il tempo; abbracci di quelli che si diventa uno, da due che si era...E poi ci sono gli altri abbracci, quelli da cui ti stacchi, respiri e torni a casa. Da questi abbracci si ritorna a casa, ma ci si torna da soli. Dagli altri abbracci invece non si torna a casa... perché a casa ci sei già! Grazie Portici!

La chiesa che ho imparato

La Chiesa si impara.... si impara a 'stare' in Chiesa, si impara a 'fare' Chiesa, e si impara pure ad 'essere' Chiesa. Io ho imparato. Non perchè ci sia stato qualcuno di buona volontà che nel tempo me ne abbia insegnato a piccoli morsi la grandezza e la profondità. Io ho imparato la Chiesa xchè ci sono rimasta, anche contro voglia, contro senso, a retromarcia di pensieri, e di gesti. E restando i...n Lei..., ho imparato a restare in loro...la Chiesa dei fratelli. La Chiesa è come un libro...devi trattenerlo nel girare pagina, e devi restargli fedele fino alla fine, per comprenderne le pieghe più nascoste, per saperne il fine, la meta. Non vale la pena correre via prima del tempo, si perde il meglio...e il meglio della Chiesa deve ancora venire.

Cos'è che uccide, l'amore

Allora, cos'è che uccide l'amore? Soltanto la disattenzione. Non vederti quando mi stai davanti. Non pensare a te nelle piccole cose. Non spianarti la strada, non prepararti la tavola. Sceglierti per abitudine e non per desiderio, passare davanti al fioraio senza accorgermene. Lasciare i piatti da lavare, il letto da rifare, ignorarti al mattino, usarti la notte. Desiderare un'altra persona mentre ti bacio sulla guancia. Dire il tuo nome senza ascoltarlo, dare per scontato che sia mio diritto pronunciarlo.

giovedì 31 ottobre 2013

Esperienza XLI

E poi. E poi arriva Lui. Una Voce inconfondibile.

E fa nuove tutte le cose, tutte le mie cose. Fa nuovo il mio passato, svuotandolo del dolore più nero. Fa nuovo il mio futuro, arricchendolo di impensabili novità.

E fa nuovo il mio presente, colorando di verde i miei grigi di sempre, e riempendo le giornate di altro, ed altri.

E poi...e poi ti dico sì. Il mio sì, x domani. E poi per sempre!

martedì 29 ottobre 2013

Aver paura...

- Mamma, lo sai che io ho tanta paura dei fantocci? - Dei fantasmi, vuoi dire... - No....dei fantocci. I fantasmi non esistono! :O

Ideologia e preghiera

«Nelle ideologie non c’è Gesù: la sua tenerezza, amore, mitezza. E le ideologie sono rigide, sempre. Di ogni segno: rigide. E quando un cristiano diventa discepolo dell’ideologia, ha perso la fede: non è più discepolo di Gesù, è discepolo di questo atteggiamento di pensiero, di questo... E per questo Gesù dice loro: ‘Voi avete portato via la chiave della conoscenza’. La conoscenza di Gesù è trasformata in una conoscenza ideologica e anche moralistica, perché questi chiudevano la porta con tante prescrizioni. La fede diventa ideologia e l’ideologia spaventa, l’ideologia caccia via la gente, allontana, allontana la gente e allontana la Chiesa dalla gente. Ma è una malattia grave, questa dei cristiani ideologici. E’ una malattia, ma non è nuova, eh? Già l’Apostolo Giovanni, nella sua prima Lettera, parlava di questo. I cristiani che perdono la fede e preferiscono le ideologie. Il suo atteggiamento è: diventare rigidi, moralisti, eticisti, ma senza bontà. La domanda può essere questa, no? Ma perché un cristiano può diventare così? Cosa succede nel cuore di quel cristiano, di quel prete, di quel vescovo, di quel Papa, che diventa così? Semplicemente una cosa: quel cristiano non prega. E se non c’è la preghiera, tu sempre chiudi la porta. La chiave che apre la porta alla fede è la preghiera. Quando un cristiano non prega, succede questo. E la sua testimonianza è una testimonianza superba. Chi non prega è un superbo, è un orgoglioso, è un sicuro di se stesso. Non è umile. Cerca la propria promozione. Invece quando un cristiano prega, non si allontana dalla fede, parla con Gesù. E dico pregare, non dico dire preghiere, perché questi dottori della legge dicevano tante preghiere per farsi vedere. Gesù, invece, dice: “Quando tu preghi, va nella tua stanza e prega il Padre di nascosto, da cuore a cuore". Una cosa è pregare e un’altra cosa è dire preghiere: Questi non pregano, abbandonano la fede e la trasformano in ideologia moralistica, casuistica, senza Gesù. E quando un profeta o un buon cristiano li rimprovera, fanno lo stesso che hanno fatto con Gesù: ‘Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile – questi ideologici sono ostili – e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie – sono insidiosi – per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca’. Non sono trasparenti. Eh, poverini, sono gente sporcata dalla superbia. Chiediamo al Signore la grazia, primo: non smettere di pregare, per non perdere la fede, rimanere umili. E così non diventeremo chiusi, che chiudono la strada al Signore». (Omelia del Papa del 17 ottobre 2013 alla Casa Santa Marta)